Città di Venezia

Storia del territorio

 
 
 
Torna alla Homepage di Favaro Veneto.
 
 
  1. Favaro
  2. Dese
  3. Tessera
  4. Campalto
  5. Ca' Noghera
 
 

Favaro

Legato alle arti e ai mestieri è il nome di Favaro Veneto: per alcuni esso deriverebbe da faber, il fabbro che ferrava i cavalli alle mansiones, stazioni di sosta lungo le vie consolari romane; per altri farebbe riferimento alla presenza di numerosi fabbri residenti (nella vicina Altino esistendo un collegium fabrum, associazione che riuniva le persone che esercitavano tali professioni).
 
Per secoli il territorio di Favaro Veneto dovette distinguersi per l'alternarsi tra terreni sopraelevati, popolati sovente da boschi, e avvallamenti paludosi, in un'epoca in cui il confine tra le lagune e le terre non era ancora stato ridotto sulla linea della conterminazione, bensì costituiva una superficie estesa, mutevole e cangiante. Le opere di progressiva sistemazione idraulica, avviate dai savi della Serenissima con la diversione dei corsi d'acqua e la realizzazione del taglio del Marzenego, e proseguite fino alle grandi bonifiche otto e novecentesche, permisero di sottrarre all'acqua molta parte del territorio su cui si è nel tempo sviluppato l'abitato di Favaro.
 
Dei corsi d'acqua che attraversavano queste terre, goltao, Fossa Destina, Bazzera rimane oggi solo quest'ultima, divenuta funzionale allo svolgimento dell'attività agricola. I terreni guadagnati divennero proprietà delle famiglie del patriziato veneziano e delle Istituzioni dello Stato, che fecero esercitare un'intensa attività agricola, in regime di mezzadria. Tali insediamenti maturarono e esercitarono nel tempo le pratiche, le abitudini, le ritualità tipiche della cultura rurale, che ancora oggi permangono vive e consapevoli. Il nucleo centrale dell'abitato si sviluppò all'incrocio dei principali assi viari del territorio, tra la strada comunale detta di Favaro (oggi via San Donà), la via detta spigariola (oggi via Triestina), la strada dei gobbi (oggi via Gobbi), la strada detta desariola (oggi via Altinia); qui si insediarono anche le principali funzioni civiche della comunità, nel momento in cui essa assunse funzioni amministrative e civili. In effetti, dal 1819 al 1866 Favaro Veneto fu deputazione comunale sotto la reggenza austriaca e, dal 1866 fino al 1926 Comune del neonato Regno d'Italia, chiamato ad amministrare le località di Campalto, Tessera, Dese e Ca' Noghera (oggi costituenti la Municipalità di Favaro Veneto all'interno del Comune di Venezia).
 
Le attività dell'Amministrazione pubblica, dapprima costrette ad una provvisoria precarietà, trovarono dimora nel palazzo municipale, edificato nel 1873 (e ampliato nel 1930), la cui facciata, di forma classicheggiante (evocante la tipologia della villa veneta di campagna), cinge lo spazio della centrale Piazza Pastrello. Il palazzo non ha abdicato alle ragioni che lo edificarono, ospitando ancor oggi le attività istituzionali e amministrative della Municipalità. Poco più a nord di Piazza Pastrello, lungo l'odierna via Altinia, si sviluppò attorno alla Pieve di S. Andrea il primo insediamento residenziale stabile. L'attuale edificio sacro venne edificato nel 1874, accanto all'antica Chiesa.
Favaro Veneto, che conta oggi circa 24.000 abitanti, costituisce oggi il centro della Municipalità , che ne conserva il nome. Qui sono collocate le principali funzioni civiche, quali la sede del Distretto socio-sanitario e dell'Istituto Comprensivo omonimo.
 

 
municipio vecchio
chiesa favaro
stemma favaro
piantina favaro vecchia
 
torna su.
 
 

Dese

Il nome di Dese testimonia il legame e il debito che lega queste terre all'acqua: è infatti l'omonimo fiume a battezzare questa località, anch'essa in origine parte del Comune di Favaro Veneto.

I rilievi topografici della deputazione provinciale del 1816 ci consegnano un territorio segnato dalla presenze di ampie distese boschive, residuo di quella foresta planiziale che in antichità dovette occupare tutta la terra tra la laguna e le alture delle prealpi.
In tale territorio trovarono probabilmente dimora alcune ville rustiche latine, che ospitavano verisimilmente maggiorenti della vicina Altino, come testimoniato dal rinvenimento di alcuni reperti archeologici (anfore, ceramiche, una vera da pozzo).

La diffusione della pratica agricola e la prosecuzione delle opere di bonifica hanno sostituito l'originario paesaggio con vaste aree coltivate dai fattori locali per conto dei proprietari dei terreni, spesso appartenenti alle nobili famiglie veneziane. Degli usi e delle abitudini della tradizione contadina permane testimonianza ancor oggi, ad esempio nella presenza in prossimità degli incroci viari di capitelli votivi. Tali manufatti, che si rifanno all'antichissima usanza latina dei lares compitales, avevano lo scopo di accompagnare e tutelare il viandante e il contadino nel suo spostarsi sul territorio.

Il borgo originario si sviluppò attorno alla chiesa di Santa Maria nascente, sede della parrocchia. Nota dal 1152, essa fu riconsacrata nel 1863 e perdurò fino al 1940, quando venne abbattuta e sostituita dall'attuale edificio, completato nel 1935, che ne conserva il titolo. Alla Chiesa sopravvisse, e sopravvive tuttora, la torre di Dese.
Alta ca. 20 metri, a pianta quadrata, provvista di merlatura alla sommità, eretta probabilmente intorno al secolo XII, essa faceva verisimilmente parte di un sistema di presidi dei territori di pianura, che svolgevano contemporaneamente il compito di osservazione, difesa e comunicazione. Ancora oggi se ne distingue il profilo svettante tra i campi all'intorno, quasi continuasse con ostinazione il proprio compito di custode silenziosa e attenta.

Nel novecento, con la progressiva espansione residenziale, il paese si è vieppiù sviluppato immediatamente a nord del fiume Dese, lungo la via Altinia, che collega la Municipalità di Favaro Veneto al Comune di Marcon.

 
piantina dese vecchia
vera da pozzo
piccola chiesetta
torre di dese
 
torna su.
 
 

Tessera

Il nome di Tessera rimanda ad un etimo incerto, epperò riconducibile alle caratteristiche del luogo ove ebbe origine, ovvero alle pratiche lavorative umane: per alcuni esso deriverebbe infatti da taxus, in esplicito riferimento alla vegetazione della zona; per altri, da texaria, tessera, elemento costituente i mosaici. Sul luogo ove oggi si sviluppa l'abitato di Tessera le antiche carte documentano l'esistenza dei due toponimi distinti, texaria, di cui abbiamo già detto, e terzo, ossia ad tertium lapidum, stazione di rifornimento e sosta che si trovava a tre miglia dalla città di Altino.

Come tutte le terre di confine con la laguna, Tessera e Terzo vissero e sopportarono la commistione tra elemento terrestre, distinto dalla presenza di fitti boschi, e elemento acqueo, distinto dalla presenza di aree paludose e acquitrini, propaggini delle barene e delle velme situate a est, materia terracquea che genera la laguna e le sue acque.

Il nucleo abitato si sviluppò inizialmente attorno alle pievi di S. Maria, sede parrocchiale, oggi scomparsa, e di S. Elena. Accanto a quest'ultima si insediò dal 1130 il monastero benedettino che, nei quaderni delle decime degli anni 1297-1330, viene citato come sede di uno degli ospitali dell'Arcipretato di Mestre, per il ricovero di viandanti e pellegrini.
La torre campanaria, eretta nel secolo XII, accompagnò alle funzioni liturgiche l'essenziale opera di sentinella del territorio e della sua comunità, insieme al sistema di presidi che doveva caratterizzare tutta la terraferma veneziana, con la vicina torre di Dese. A pianta circolare, alta ca. 24 metri, provvista di bifore alla sommità, la torre testimonia, con il più celebre campanile di Caorle, dell'influenza che la cultura ravennate-bizantina esercitò su questi territori.
La funzione strategica di questi territori, che costituivano momento di cerniera tra l'immediato entroterra veneziano e le più ampie campagne della pianura padana fu riaffermata fino ai secoli XIX e XX, quando furono costruiti il forte Rossarol e la polveriera Bazzera sull'orlo della conterminazione; tali strutture appartenevano alla cintura del campo trincerato di Mestre, sistema di fortificazioni che avrebbero dovuto costituire la difesa terrestre di Venezia.

Negli anni il centro dell'abitato si spostò progressivamente verso l'antica Terzo. Alla realizzazione dei nuovi insediamenti residenziali contribuì la costruzione, tra il 1958 e il 1962, delle piste e delle infrastrutture dell'aeroporto Marco Polo, all'interno del margine lagunare, sulle acque della palude del monte, che aveva ospitato anticamente un passo, ossia un punto di transito delle merci che dalle località di terraferma venivano trasferite a Venezia per assicurarne il rifornimento. 

 
piantina tessera vecchia
torre di tessera
aeroporto di tessera
campagna entroterra
 
torna su.
 
 

Campalto

"...S. Martini ecclesia, que apud mistrinam loco qui vocatur strada scita est" (la chiesa di San Martino, che è presso Mestre si trova nel luogo chiamato strada). Così Giovanni diacono, nell'anno 827, attesta l'esistenza della chiesa di San Martino, che costituiva il centro dell'abitato di Campalto (da campus altus, terreno sopraevelevato rispetto alla gronda lagunare).

I significati dei nomi che hanno contraddistinto nel tempo questa località ci suggeriscono l'idea di un luogo nel contempo di confine, tra gli spazi della pianura padana (fino al secolo scorso caratterizzati dall'alternarsi tra aree boschive e distese prative), i ghebi e le velme della laguna veneta, e di transito, di percorrenza.
Infatti è proprio sulla strada, ossia sull'antica via Annia, che da Adria conduceva ad Altino lungo il margine terrestre della laguna, che si è sviluppata la comunità di Campalto. Formatasi all'intorno della pieve di San Martino, la località ha rappresentato nei secoli uno di nodi della rete di comunicazione con Venezia: dal passo di Campalto, il molo che si trova nel punto di affaccio sulla laguna, si svolgeva un incessante traffico teso al rifornimento alimentare della città insulare, tanto da esigere l'edificazione, nell'ottocento, di un presidio doganale.

Dal 1819 al 1926 Campalto fu parte, insieme alle località contermini, del Comune di Favaro Veneto; a seguito della revisione amministrativa fu inserito nel territorio del Comune di Venezia e all'odierna Municipalità di Favaro Veneto.
Campalto si è sviluppata nel tempo lungo i due assi viari principali della via Orlanda (secondo alcuni, dal nome del paladino Orlando che transitò per questi territori, secondo altri, dal suo scorrere lungo l'orlo della laguna) e della via Gobbi, che la congiunge con la località di Favaro Veneto. Fino a questo secolo l'attività economica esercitata in prevalenza è stata quella agricola, spesso in regime di mezzadria.

A testimonianza delle proprie origini, la Chiesa di San Martino, edificata nel 1512 per volontà della famiglia Morosini, allora proprietaria dei terreni, sulle rovine di un precedente edificio sacro, si trova ancor oggi dove sorse l'antica pieve. Campalto non rimase indifferente ai grandi lavori di sistemazione e organizzazione idraulica intrapresi dalla Repubblica Serenissima; lungo il confine con la laguna venne infatti scavato il taglio del canale Marzenego e costituito l'Argine di San Marco a presidio della conterminazione lagunare: uno dei ceppi lapidei che ne segnavano il margine è tuttora visibile presso il ponte del passo di Campalto, vicino all'edificio che ospitava gli uffici doganali.

Nel tempo la comunità è venuta sviluppandosi, e ciò ha determinato il progressivo ampliamento e consolidarsi del tessuto residenziale e delle funzioni civiche e cittadine: del 1966 è l'edificazione del secondo edificio di culto, intitolato a San Benedetto; la proficua opera educativa e formativa delle scuole ha dato vita nel 1996, tra le prime in Italia, all'esperienza dell'Istituto Comprensivo A. Gramsci.

Tra il finire degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 fu edificato, nei pressi del margine lagunare, il complesso residenziale popolare oggi chiamato Villaggio Laguna, che determinò un cospicuo aumento dei residenti. Un abitato fondato sulle attività e sui tempi tipici della cultura contadina è quindi evoluto in nucleo urbano fortemente intrecciato con le altre realtà del territorio.

 
piantina campalto
foto storica del canale
chiesa di campalto
ceppo lapideo
 
torna su.
 
 

Ca' Noghera

L'odierno abitato di Ca' Noghera segna il limite orientale della Municipalità di Favaro Veneto, e del Comune di Venezia. Quella che oggi appare una collocazione marginale e periferica dovette avere tutt'altra sembianza nel periodo romano, quando queste terre costituivano l'immediata periferia della prospera Altino.

L'antica via Annia, che da Adria accompagnava il passo di viandanti, commercianti, legioni militari, lungo i territori costieri dell'alto Adriatico, preparava qui - in corrispondenza dell'attuale abitato - il proprio ingresso nella città romana. A testimonianza di ciò permangono numerosi ritrovamenti archeologici, in particolare monete e cinerari, fino alla statua in pietra d'aurisina del grande togato, rinvenuta nel 1952. Nella vicina val pagliaga venne inoltre portata alla luce una necropoli, la cui collocazione ben si spiegava con la legge romana, che prevedeva che le inumazioni fossero poste fuori dai centri abitati, in prossimità alle vie di comunicazione.

La vivacità della vita urbana del periodo latino venne meno nei secoli successivi quando queste terre condivisero con quelle contermini la precarietà idraulica che derivava loro dall'essere zona di confine tra pianura e laguna, che viveva pertanto l'alterna dominanza dell'uno o dell'altro degli elementi. La storia dei nomi che accompagna questi luoghi conferma anche ora questa precarietà: infatti, la strada di collegamento tra Ca' Noghera e la località di Dese, oggi via Litomarino, deriva il proprio nome dal lovo marin, cioè dall'"alluvione marina".

Ca' Noghera riconquistò una progressiva stabilità con la realizzazione delle grandi opere di bonifica del territorio che, iniziate dallo Stato veneziano, proseguirono fino ai giorni nostri. In particolare furono irregimentati i numerosi corsi d'acqua che scorrevano sul territorio; su tutti, maggiore cura fu posta all'addomesticamento del fiume Dese, che scorre immediatamente a Nord di Ca' Noghera avvicinandosi alla propria foce, con l'innalzamento e il consolidamento delle rive.

I terreni recuperati nel tempo sono stati destinati all'attività agricola, che i contadini locali esercitavano in conto dei proprietari delle aree. Il fatto che Ca' Noghera non sia stata interessata, nel recente passato, dalle trasformazioni urbane che hanno modificato molta parte del restante territorio della Municipalità, consente ancor oggi di apprezzarne la conformazione, come venne a stabilirsi intorno alla metà del Novecento.
Al centro dell'abitato sorge la Chiesa di S. Caterina, sede parrocchiale, che costituisce il centro della piccola comunità.
Dal 1999 Ca' Noghera ospita inoltre la sede di terraferma del Casinò di Venezia, che ha contribuito a farne conoscere il nome.

 
piantina ca' noghera
corso d'acqua
chiesa di s. caterina
statua romana
 
torna su.
 
 
Torna alla Homepage di Favaro Veneto.
 
Ritorna al sito